«Lo sguardo di un adulto nella fede» - Luigi Giussani

«Lo sguardo di un adulto nella fede»

Luigi Giussani Tracce

8/31/2007 - Claudio Chieffo

I commenti inediti di don Giussani a quattro delle canzoni più amate di Claudio

La nuova Auschwitz
Ricordiamo che «non è difficile essere come loro», che è possibile essere come loro. (...) Il tempo di questa violenza, di questa distruzione, comunque sempre serpeggia: nella nostra vita personale, per il rapporto con la ragazza o con il ragazzo, con i genitori, coi compagni di scuola, con tutto ciò che ci circonda, quanto in noi sa del veleno della violenza, della strumentalizzazione! C’è solo un modo per evitarlo: accostare l’uomo, chiunque sia, dal più vicino e preoccupante fino al più estraneo e lontano, con un amore al suo destino, questo rispetto profondo, questa passione per la sua libertà, per la sua energia in cammino.

Ballata dell’uomo vecchio
«Ha la faccia che tu hai, il volto che tu hai e per me è terribile», dice il canto. A un certo punto, a noi è stato reso noto che questo volto, questa faccia terribile, inafferrabile, Fato o Dio, ciò da cui evidentemente fluisce e dipende tutto e tutte le cose, è diventato un uomo, è seduto come uno qualsiasi tra noi… È diventato uno tra noi, non è più una faccia terribile, non è più un volto inafferrabile che io vorrei vedere ma non è possibile. Si è reso visibile. Non davanti a noi come una cosa da adorare, non incombente su di noi come qualcosa che possa capitare, ma un Compagno di cammino, un Amico e l’amicizia è una compagnia al destino.

La strada
«È bella la strada che porta a casa, e dove ti aspettano già». Il cammino è questione di coscienza, perché uno potrebbe fare 100 km e non partire mai. La storia della vita è una coscienza, perché non vi è storia per un fossile, che dopo 2000 anni muti anche il proprio aspetto fondamentale.

Ho un amico
«Ho un amico grande grande, di più giusti non ce n’è, mi ha donato tutto il mondo, è più forte anche di un re». Questa non è la coscienza imprecisa e vaga che un bambino ha di Gesù Cristo, ma è lo sguardo penetrante di uno che, adulto nella fede, riconosce che tutta la propria grandezza dipende dal gesto di quella umiliazione di Dio, di questo chinarsi di Dio su di noi. Ma questo non può non provocare una ribellione dentro di te. Non può non provocare una resistenza. Se oggi siamo stanchi, logorati, intorpiditi, e la parola “amico” non vibra all’unisono con la vita, se la parola “amico”, detta di Gesù Cristo, non possiede tutta la nostra coscienza, è solo perché facciamo resistenza a un Dio così.

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