Maria: fede e fedeltà - Luigi Giussani

Maria: fede e fedeltà

Luigi Giussani Tracce

4/30/2007 - Pagina uno

Appunti da un intervento di Luigi Giussani all’XI pellegrinaggio al Santuario Madonna della Neve. Adro (Bs), 7 maggio 1989


Ringrazio la Madonna e anche padre Gino che mi hanno dato la possibilità di partecipare, almeno per un pezzetto, a questo grande, bellissimo gesto, che è un pellegrinaggio. È un gesto grande e bellissimo, perché è un simbolo della vita: anche la vita, senza che uno lo voglia, senza che uno ci pensi, un passo dopo l’altro, è un cammino verso il destino che è Dio, Colui che ci ha fatti, Colui che ci ha dato padre e madre, e Colui che ci attende alla fine della nostra fatica. Sì, perché è una fatica: se Dio è venuto tra noi - ma l’avete già meditato durante il tragitto -, se Dio è venuto tra noi per morire, per lavorare come tutti gli altri, ma soprattutto per morire, vuol dire che la vita è una cosa faticosa. E, infatti, è la prova per andare là dove ci aspetta quel «regno celesto, - diceva Jacopone da Todi - che compie onne festo / che ’l core ha bramato» (Jacopone da Todi, Lauda LXIV, in Le Laude, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1989, p. 218.), dove ci aspetta la felicità. Una madre mette al mondo un figlio perché c’è la felicità, altrimenti sarebbe ingiusto mettere al mondo figli. È una cosa faticosa, la vita, e perciò occorre un certo temperamento. Non tutti possono fare l’atleta: io, per esempio, non potrei; per far l’atleta occorre un fisico adatto, e occorre un allenamento per renderlo più adatto ancora. Ma, grazie a Dio, per il pellegrinaggio della vita verso il nostro destino, la personalità non ha bisogno che di una cosa, una cosa molto elementare, tant’è vero che Gesù ha paragonato chi la possiede al bambino: «Se non sarete come bambini, non entrerete mai» (cfr. Mt 18,3); e poi l’ha paragonata a chi non ha niente, al povero: «Beati i poveri» (Mt 5,3). Occorre, in una parola - posso usare questa per spiegarmi -, una grande semplicità del cuore, che vuol dire poi povertà dell’animo, povertà dello spirito. Una grande semplicità del cuore. La Madonna - guardandola - è proprio come il “tipo” di questo uomo camminatore verso il suo destino, di questo protagonista del tempo. Senza l’uomo che cammina al suo destino, il tempo cosa sarebbe? Sarebbe una cosa inutile, come buttare qualche cosa in un sacco senza fondo in cui tutto si perda. Ora, le riflessioni che normalmente faccio quando medito davanti alla figura della Madonna sono queste e ve le ripropongo.

1. Innanzitutto, la semplicità della Madonna: l’ha resa disponibile al disegno di Dio. Anche lei, come una brava ebrea, aveva in mente come sarebbe potuto essere il Messia che tutti aspettavano, che avrebbe messo la pace nei cuori, la pace nella società, che avrebbe potuto rendere più felice, o meno infelice, il cammino della vita. Ma che Dio, per diventare questo, si sarebbe dovuto fare bambino dentro il suo seno, questo era proprio impossibile, era impossibile che uno lo pensasse. E davanti alla proposta dell’Angelo, davanti alla proposta di quel momento misterioso, che chissà come sarà avvenuto, che per lei però era evidente, era evidenza, ha detto: «Sì, fiat». La disponibilità al disegno di Dio: perché «le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri» (cfr. Is 55,8); il disegno di Dio ci supera da tutte le parti, sempre, non può restare ingrettito o imprigionato dentro il limite della nostra immaginazione. Ma uno che è disponibile a cambiare sempre tutto secondo quel che Dio vuole - e badate che Dio vuole attraverso le circostanze, perché, per la Madonna, tre minuti, un minuto prima che capitasse, non era neanche immaginabile che sarebbe accaduto l’annuncio: le circostanze, specialmente quelle che ci seccano di più, che sono le circostanze inevitabili, proprio quelle segnano la strada di Dio -, chi è disponibile a questo non è attaccato a niente di sé, è libero. Allora, la prima conseguenza è che è attento, sensibilissimo al bisogno degli altri. Infatti, appena andato via l’Angelo, la Madonna ha subito deciso, ragazzetta di quattordici-quindici anni, di fare quel percorso lunghissimo - che, quando si va in Palestina, si fa di solito in pullman o in macchina -, di più che cento chilometri in mezzo alla pietraia, per andare a trovare la sua cugina Elisabetta, perché l’Angelo le aveva detto che era da sei mesi col bambino in seno. La prima cosa che ha fatto è stato condividere il bisogno e la fatica della cugina Elisabetta, con un sacrificio grandissimo. Quando si è liberi? Si è liberi quando si è disponibili a quel che Dio vuole. È davanti all’Infinito, è solo davanti all’Infinito che l’uomo è libero, distaccato da sé. Quando si è così, si è subito pronti a sentire e a soddisfare i bisogni degli altri. Che insegnamento per noi! Queste sono le prime caratteristiche di un uomo che vive la vita come pellegrinaggio.

2. Ma poi c’è un’altra cosa che mi impressiona, forse è la cosa che mi impressiona più di tutte. Il vangelo riferisce quel che l’Angelo le ha detto: «Sarai la madre dell’Altissimo», e la Madonna ha risposto: «Fiat, avvenga di me secondo la Tua parola». Punto. «E l’Angelo se ne partì da lei» (cfr. Lc 1,35.38). A me piace immedesimarmi con quel momento lì, quando non c’era più né l’Angelo né nient’altro, e la Madonna era lì, dicevo, ragazza quindicenne, da sola, da sola con quell’Avvenimento, che ancora non sentiva, non poteva sentire dentro di sé, ma che capiva, aveva capito che era accaduto e si sarebbe sviluppato. E poteva pensare ai suoi genitori, poteva pensare a Giuseppe, suo fidanzato, e alla gente, a quello che diceva: sola, sola, non c’era più niente a cui appoggiarsi. In quel momento ha toccato il culmine di quella che si chiama «fede»: la fede. La più grande produzione della libertà dell’uomo di fronte all’Infinito è la capacità della fede, che è vedere l’Infinito, vedere il Mistero dentro le cose apparenti: ché, apparentemente, non c’era più niente, ma lei ha creduto, lei ha mantenuto l’adesione all’evidenza che le era accaduta, lei ha capito - e ha aderito - che dentro, dietro quel silenzio apparente delle cose, il grande Mistero, per cui l’umanità era stata fatta, che fino allora tutti aspettavano in vario modo, specialmente il suo popolo, era accaduto. Lei ha capito questo e ha accettato questo, nonostante le apparenze. La fede, infatti, torno a dire, è riconoscere la grande presenza del Mistero, il mistero del Padre e il mistero di Cristo, Verbo fatto carne, il mistero di Dio che si è fatto presente, identificandosi con la precarietà della materia. Nel suo corpo di giovanissima, di giovane ragazza, Dio c’era; e in quella casupola, piena di oscurità, Dio, la luce di Dio, c’era. Vedere Dio dentro, come prospettiva: dentro le cose, perché tutte le cose - tanto più quelle che sono vicine a noi, tanto più quelle che amiamo - sono un segno, cioè l’introduzione alla verità, alla vera vita, alla verità e alla vita, che è Dio, Dio fatto uomo, perché si è fatto carne dentro di lei. La fede. E quando lo vedeva lì, piccolo, giocare, quando lo vedeva più grandicello cercare di aiutare suo padre, quando lo vedeva lavorare oramai da giovane, quando lo vedeva parlare con la gente che lo derideva - solo alcuni un po’ andavano, un po’ venivano -, quando vedeva quell’uomo solito, normale, lei riconosceva, senza nessun dubbio, che il grande Avvenimento stava accadendo, che il mistero di Dio era dentro quell’uomo che era nato dal suo seno. La fede è la giustizia dell’uomo: l’uomo che cammina nella vita in modo giusto è l’uomo che vive la fede, perché è la fede che vince il mondo, vale a dire, è solo nella fede che viene vinta l’apparenza delle cose, l’effimero delle cose, altrimenti tutto cadrebbe nel niente, si frantumerebbe e scomparirebbe, tutto significherebbe il niente.

3. Ma non solo la fede. Io voglio accennare anche a un’altra cosa che mi fa impressione ed è derivata dalla fede: è la fedeltà. La fedeltà della Madonna, anche quando le cose sembravano il contrario di quello che lei si poteva aspettare, di quello che le era stato detto. Le era stato detto che suo figlio sarebbe diventato il capo del suo popolo, avrebbe salvato il suo popolo, sarebbe stato il Figlio dell’Altissimo, il capo del suo popolo, e invece: schiacciato, schiacciato, da tutti condannato, da tutti, dal potere e dal popolo, dice Péguy, che normalmente sono un po’ l’uno contrario all’altro. Lì tutti erano d’accordo. Erode e Pilato, che prima erano in disaccordo, si sono messi d’accordo. Tutti, tutti contro di Lui. È per questo che il titolo che avete dato al vostro pellegrinaggio, con quella figura impressionante, del più grande pittore della nostra storia, Giotto, quel titolo è proprio la somma di tutto: «Stabat mater», stava ritta, perché in latino «stare» vuol dire: «Star lì diritto». Stava lì diritta, Maria, Sua madre, vicino alla croce su cui suo Figlio moriva. Io non so - non so proseguire - che cosa deve aver sentito nel cuore e che riverbero l’ha dovuta percuotere e percorrere in quegli istanti: ma non erano forse preparati dagli anni precedenti quando, seguendo da lontano magari, si sentiva il cuore trapassare dagli insulti che gli lanciavano o dalla negazione con cui lo ricevevano e lo accompagnavano? Proprio perché ha partecipato così alla morte del Figlio suo, ha partecipato anche al grande dono che suo Figlio ha fatto al mondo, a me e a ognuno di voi, e a ogni uomo che è venuto, che è al mondo adesso, e che verrà, nel modo che il Padre sa: la salvezza. Ha collaborato a darci la salvezza. Senza il suo «sì», senza, come si dice, la sua mediazione, se lei non ci fosse stata, noi non saremmo salvati. Per questo, noi siamo pieni di gratitudine e la chiamiamo: «Madre», giustamente; perché, come ho detto in principio, a che varrebbe che nostra madre ci avesse messo al mondo, se un’altra madre non ci avesse assicurato il giusto, buono e felice destino?

4. Ma - è l’ultima cosa che mi permetto solo accennare - il Signore non aspetta la fine: Cristo è risorto e Cristo s’è già collocato alla radice delle cose (è la festa dell’Ascensione), s’è già collocato al posto che avrà per l’eternità. È il Signore di tutto e sua madre partecipa a questa signoria su tutto, che lentamente nel tempo viene a galla. Man mano che la gente crede, capisce, è illuminata dallo Spirito, allora s’accorge: s’accorge che il signore delle cose è «il Signore», è il figlio di Maria, Gesù. Ma io volevo accennare che il Signore non risparmia, il mistero del Padre non risparmia, prima della fine del mondo, cose grandi, grandi, così grandi che sembrano la fine del mondo. Quanti miracoli avvengono attraverso la Madonna! Miracoli! A Lourdes, quando sono cominciate le apparizioni e tutti i giornali, radicali e laici, massonici, prendevano in giro, la Santa Sede ha istituito una Commissione per esaminare tutti i casi che avvenivano, che sembravano un miracolo, e ha messo come condizione che il capo e i membri della Commissione fossero preferibilmente degli atei, perché fosse chiaro che quel che accadeva non era detto per preconcetto. Tutti i capi delle decine e decine di Commissioni mediche e scientifiche che hanno seguito la vita di Lourdes, alla fine del loro turno hanno sentito il dovere di scrivere dei libri: libri interi, perciò, di miracoli descritti da atei, che alla fine giungevano a dire: «Non è spiegabile, la scienza non può spiegare queste cose». Ma il miracolo più grande che la Madonna deve fare è nella nostra vita: che ci dia la semplicità del suo cuore e la disponibilità a Colui che ci ha creati e che ci attende alla fine. Le nostre ossa e la nostra carne sono fatte di Lui. Che la Madonna ci dia la fede che sappia vedere nel fratello, nelle cose che tocchiamo con le mani e nel mondo che ci circonda - sembri bene o sembri male, sembrino buoni o sembrino cattivi - l’introduzione al Mistero che sta dietro, al mistero di Cristo che sta dietro, perché «in Lui tutto consiste», dice san Paolo! Che ci dia la grazia della fedeltà, anche quando le cose vanno male, ci sembrano andar male (vanno male per i nostri occhi del momento), anche quando sembra che i conti non tornino per noi e per il nostro benessere! Che ci mantenga fedeli! Un uomo che riconosce Dio, che riconosce Dio fatto uomo, che riconosce Cristo morto e risorto, che riconosce che Lui è il Signore di tutto, un uomo che crede e che lo dice a sua moglie e che lo dice ai suoi figli, e lo dice ai suoi compagni di lavoro, e non ha vergogna di nessuno, questo è il più grande miracolo. Che la Madonna lo ripeta in ciascuno di noi, in ciascuno di voi, anche per il gesto pieno di sacrificio che avete compiuto oggi!

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