Cara beltà - Luigi Giussani


Cara beltà

Luigi Giussani

2/29/2008 - Da Luigi Giussani, Le mie letture, Bur, Milano 2008, pp. 26-31


A un certo punto della sua vita, in un momento equilibrato e potente, (…) Leopardi stende il suo inno non a questa o a quella donna, non a una delle tante donne di cui si era innamorato, ma alla Donna, col D maiuscolo, alla Bellezza, col B maiuscolo. È l’inno a quella amorosa idea che ogni donna gli suscitava dentro: idea amorosa che è intuita come una presenza reale. Credo che basti leggere questo canto per sentirsene conquistati. È intitolato Alla sua donna. (…)
È stato rileggendo questo brano che, quando avevo quindici anni, mi si è illuminato improvvisamente tutto Leopardi, perché questa è una sublime preghiera. Mi sono detto: che cosa è questa Bellezza col B maiuscolo, la Donna col D maiuscolo? È quel che il cristianesimo chiama Verbo, cioè Dio, Dio come espressione, Verbo appunto. La Bellezza col B maiuscolo, la Giustizia col G maiuscolo, la Bontà col B maiuscolo, è Dio.
Allora, non solo questa Bellezza non ha sdegnato rivestire l’ «eterno senno» di carne umana, non solo non ha sdegnato di «provar gli affanni di funerea vita», ma è diventato Uomo ed è morto per l’uomo. Non l’uomo «ignoto amante» di lei, ma lei presente, ignota amante dell’uomo.
Il genio, come ho detto, è profeta, e infatti questa è una profezia dell’Incarnazione, nel senso letterale della parola.

Viva mirarti omai
nulla spene m’avanza;
[...] Già sul novello
aprir di mia giornata incerta e bruna,
te viatrice in quest’arido suolo
io mi pensai.


Questo è anche il messaggio cristiano: la Bellezza è diventata carne e ha provato «fra caduche spoglie / [...] gli affanni di funerea vita».
«Venne fra i suoi e i suoi non l’hanno accolto» (cfr. Gv 1, 1l), dice il Vangelo di Giovanni: ignoto amante fra i suoi, venne a casa sua e i suoi non l’hanno riconosciuto.
«Se dell’eterne idee / l’una sei tu»: questo è il grido naturale dell’uomo, è il grido dell’uomo che la natura ispira, è il grido, la preghiera dell’uomo a che Dio gli diventi compagno ed esperienza, milleottocento anni dopo che ciò era accaduto.

Se dell’eterne idee
l’una sei tu, cui di sensibil forma
sdegni l’eterno senno esser vestita,
e fra caduche spoglie
provar gli affanni di funerea vita;
o s’altra terra ne’ superni giri
fra’ mondi innumerabili t’accoglie,
e più vaga del Sol prossima stella
t’irraggia, e più benigno etere spiri;
di qua dove son gli anni infausti e brevi,
questo d’ignoto amante inno ricevi
.

In effetti, il messaggio cristiano è proprio in questa strofa di Leopardi.
Il messaggio di Leopardi è, dunque, potentemente positivo, obiettivamente e non per una forzatura di me credente. È, infatti, esaltante, perché, essendo espressione del genio, non può essere che profezia.

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