Desio. Il Comune dedica una piazza a don Giussani - Events in memory of Father Giussani

Events in memory of Father Giussani

Desio. Il Comune dedica una piazza a don Giussani

11/4/2005

Don Giussani, un uomo di libertà
(di Francesco Cossiga)

Appunti dalla testimonianza dell'ex-Presidente della Repubblica durante la cerimonia di inaugurazione della piazza dedicata a don Giussani. Desio, 5 novembre 2005.

Il 5 novembre il Comune e la comunità di Desio hanno voluto rendere omaggio a don Giussani intitolando a lui, originario della piccola cittadina brianzola, una piazza. La cerimonia, preceduta la sera del 4 novembre da un incontro con Renato Farina, vicedirettore di Libero, e Giancarlo Cesana dal titolo “Don Luigi Giussani ‘Educatore’”, si è aperta con una celebrazione nella Basilica dei Santi Siro e Materno presieduta da don Julián Carrón, cui è seguita l’inaugurazione della piazza, benedetta da monsignor Elio Burlon. All’evento hanno partecipato, oltre ai già citati, Giovanni Cappucci, presidente dello Stabilimento del Porta, Giampiero Mariani, sindaco di Desio, Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano, Rocco Buttiglione, ministro dei Beni culturali, Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia e Francesco Cossiga, senatore ed ex-presidente della Repubblica.

Non sapevo che questa piazza - che giustamente viene intitolata al mio amico don Giussani - fosse prima la sede di una fabbrica e l’amico Penati ce l’ha ricordato. E non è senza senso, perché don Giussani è un apostolo dell’educazione. E le fabbriche sono state nella storia sociale e civile del nostro Paese una grande scuola di educazione. La grande intuizione di don Giussani sul valore dell’educazione è stata una delle sue idee riformatrici. Io sono stato educato cattolicamente, oltre che per opera di mia madre, perché mio padre era antifascista e quando avevo sei anni disse: «Meglio i preti dei fascisti» e mi mandò in parrocchia. Io sono di una tradizione diversa da quella di voi di Comunione e Liberazione, della comunità di Sant’Egidio, dei Focolari, cioè dei movimenti, perché sono stato educato durante il governo di Pio XI, che creò l’Azione Cattolica e basò l’azione della Chiesa sulle parrocchie, perché erano - l’una sul piano istituzionale, l’altra sul piano dei movimenti - le uniche strutture che potevano opporsi al fascismo, al nazismo e così via. Quindi sono un cattolico tradizionalista, uno che è stato superato. Ma io sono qui per due motivi: per rendere testimonianza a uno che ha avuto un grande ruolo nella vita della Chiesa e della società civile; e anche per un motivo di riconoscenza personale, perché don Giussani è quello che mi convinse, dopo che mi dimisi da Ministro dell’Interno, a continuare a fare politica. E sono qui per rendere testimonianza a uno che considero un santo, un profeta, un riformatore, un uomo di libertà. Un santo nel senso del Vecchio Testamento.

Profeta
E don Giussani è stato un grande profeta, perché ha compreso i mutamenti epocali della Chiesa e che nella vita della Chiesa il popolo doveva aver sempre più importanza - e questa è la teologia dei movimenti quale è stata illustrata anche da un noto teologo tedesco come il cardinale Joseph Ratzinger -, il popolo doveva avere un ruolo sempre maggiore e lo ha avuto rompendo lo schema organizzativo e clericistico dell’Azione Cattolica con un movimento spontaneo, visto con diffidenza dalla Chiesa gerarchica (dato che due importanti esponenti di Comunione e Liberazione - uno si è preso poi una rivincita diventando cardinale - furono espulsi dal Seminario lombardo perché appartenenti a CL). E in realtà il concetto di popolo, e noi questo lo dimentichiamo, è un concetto biblico, prima che essere un concetto democratico, inteso come soggetto autonomo di azione.

Riformatore
Don Giussani è stato un riformatore perché ha riaffermato due cose estremamente importanti: che il cristianesimo è un fatto e non una filosofia, non è una ideologia e che aveva ragione Pascal quando diceva: «Il Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe e non il Dio dei filosofi». L’evento di cui sempre ha parlato don Giussani è il primato della storia sulla teologia, perché Gesù Cristo è prima una persona e non è un ideologo, e la Chiesa è una realtà e non una costruzione giuridica, e il cristianesimo è un evento e non una filosofia. Ed è un riformatore perché ha compreso questa che è l’idea anche di un grande teologo tedesco, il quale, in confutazione con la scuola neoscolastica di Lovanio, disse: ma lasciate stare, che voi non siete riusciti affatto a dimostrare i preamboli della fede perché il cristianesimo è rivelazione e non filosofia. Diedero torto al grande teologo tedesco, ma mi sembra che si sia preso una bella rivincita anche lui!

Educatore
E don Giussani è un riformatore perché ha capito il valore dell’educazione, che lui aveva sperimentato da modesto professore al liceo Berchet e ha compreso che l’educazione è un sistema di evangelizzazione e di apostolato. Egli è stato un grande uomo di libertà. Com’è che ho conosciuto don Giussani e l’allora ragazzo Roberto Formigoni? Quando ero Ministro dell’Interno Aldo Moro un giorno mi chiamò e strappando - purtroppo l’ho perduto - il bordo di un giornale, bianco, mi disse: «Faresti bene ad avvicinare queste due persone». E scarabocchiò il numero di telefono di don Giussani e di Formigoni, che vennero a trovarmi nelle tetre stanze del Ministero dell’Interno. Don Giussani si meravigliò molto di questa conversazione. La sua scuola di libertà aveva alcuni ispiratori: J.H. Newman, Péguy, Julien Green, Eliot, Chesterton. E lui è stato un grande maestro di libertà e noi dobbiamo tenere fermo questo insegnamento di libertà perché di fronte a pavidi e deboli laici stanno arrivando i tempi bui in cui noi cattolici dovremo difendere la nostra libertà e la libertà dei nostri valori in nome della libertà generale, insieme anche agli altri laici che questi valori vogliono difendere.
(Appunti non rivisti dall’Autore)

[da Tracce, dicembre 2005, pp. 87 ss]

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