Caravaggio. Una via intitolata a don Giussani - Events in memory of Father Giussani

Events in memory of Father Giussani

Caravaggio. Una via intitolata a don Giussani

4/21/2006

Sotto lo sguardo di Maria

Più di 250 persone alla cerimonia d’intitolazione di una via a don Giussani. Tra i presenti: il sindaco, Ettore Pirovano, il rettore del santuario don Roberto Zilioli, e Livia Pomodoro.
(di Vanna Toninelli)

«Se ci fosse don Giuss ci direbbe: non parlate di me, ma di questo Mistero che ho amato e che ho desiderato che tutti voi amaste». Un istante dopo don Mauro Inzoli si corregge, don Giussani c’è: «Oso dire che le opere sgorgate sono la più bella testimonianza che è vivo e presente in mezzo a noi».

Sabato 22 aprile, Caravaggio: manca poco a mezzogiorno e il sole scalda la cerimonia d’intitolazione di una via al Giuss, ormai in chiusura. A don Mauro è toccato il compito di ringraziare a nome del movimento l’amministrazione comunale: «Questo riconoscimento mostra innanzitutto l’affetto e la stima per quello che Giussani ha generato in questa terra. Che voi l’abbiate riconosciuto è il segno che ha conquistato anche l’umano che c’è in voi».
Sono in duecento ad ascoltare, autorità e nonni con la nipotina. In prima fila c’é Sabine, che cucina per i bimbi del nido dell’Associazione Fraternità, seduta vicino al consigliere regionale Raimondi. C’è la sorella del Giuss, Livia, con marito, figlie e nipoti, c’è la comunità di Caravaggio, i primi, gli ultimi e anche chi è tornato dopo tanto tempo. Ci sono Roberto e la moglie, che a Giussani hanno aperto il cuore e la casa, c’è persino Anna, ormai più rumena che italiana. C’è chi arriva da Bergamo, da Crema, da Melzo, e chi ha dovuto solo affacciarsi al balcone di casa, incuriosito da quella piccola folla stretta attorno a un cippo. Tra quelle case, nuove e ordinate, ci vai solo se ci abiti o al massimo per parcheggiare il venerdì mattina, che il mercato è a due passi. Ma a pochi metri ci sono anche le scuole, una “felice vicinanza” per un educatore, come ha ricordato il parroco monsignor Giovanni Amigoni nell’atto di benedire la stele.

Semplice omaggio
Proprio l’educazione è stata il filo rosso della due giorni che Caravaggio ha dedicato a Giussani. Se n’è parlato la sera prima davanti a 250 persone con il rettore del Santuario di Caravaggio, monsignor Roberto Ziglioli, con Renato Farina e Paolo Liguori, alla presentazione de Il rischio educativo. Ne ha parlato alla cerimonia d’intitolazione anche il sindaco Ettore Pirovano, capogruppo della Lega al Senato nella passata legislatura: «Questo è un semplice omaggio a un uomo che ha lottato e soprattutto ha spinto a lottare per la libertà, la libertà che viene dal conoscer le cose e che può nascere solo dall’educazione». Che non vi fosse retorica lo attesta la storia personale del primo cittadino, finito in tribunale per aver finanziato un gruppo di genitori, “rei” di aver osato riaprire le elementari della frazione, che lo Stato aveva chiuso.
Non s’è sottratta al confronto con la proposta educativa di Giussani neppure Livia Pomodoro, presidente del Tribunale dei minori di Milano, pensando all’adolescenza, «età difficile in una società distratta, confusa in una società che conduce a voler tutto senza guadagnare nulla», ma anche l’età, per don Giussani, «in cui si pone un’ipotesi, in cui c’è bisogno di capire cosa sia l’autorità (...), in cui occorre accettare il rischio del confronto come unica condizione del maturare della libertà».

Lo sguardo a Maria
Così dopo Desio e Milano, anche Caravaggio ha detto il suo grazie al Giuss. «Siete come il punto d’arrivo di un pellegrinaggio», ha detto Farina. Di quei passi dietro la Croce del Venerdì Santo, attorno al santuario, iniziato nel ’77 e mai più interrottosi. Di quell’arrivare alla basilica mariana, in gruppo o alla spicciolata, estate e inverno, di tanti del movimento, trascinati dall’amore per Maria proprio qui, dove anche il Giuss tante volte ha voluto tenere fisso lo sguardo fino alla fine, ha ricordato don Mauro nella messa che ha preceduto la cerimonia.

La via si svuota. Poco prima don Mauro ha lasciato a ciascuno un compito: «Avere avuto un padre così, domanda solo che non sia sciupata questa Grazia». Federica guarda la stele con gli occhi della madre premurosa: «Ragazze, facciamo i turni per venire a pulire la targa».


[Tracce, maggio 2006, pp. 62 ss]

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