Ascoli Piceno. Cerimonia di intitolazione a "Don Luigi Giussani" della Scuola statale dell'infanzia e primaria - Events in memory of Father Giussani

Events in memory of Father Giussani

Ascoli Piceno. Cerimonia di intitolazione a "Don Luigi Giussani" della Scuola statale dell'infanzia e primaria

12/14/2006

Una scuola per la persona
(di Adolfo Leoni)

Il 15 dicembre si è svolta la cerimonia d’intitolazione della prima scuola statale italiana a don Giussani, «straordinario protagonista della vita civile e religiosa del nostro tempo»

Ad Ascoli Piceno c’è un grande quartiere. È Monticelli, con palazzi lungo il piano e villette aggrappate alla collina. Quasi a metà strada tra gli uni e le altre, da 25 anni trova sede un vasto edificio di colore verde, che non turba l’ambiente, ma si amalgama con esso. È una scuola statale come tante, pubblica e laica come tante, eppure unica per il nome che da qualche giorno la contraddistingue. È la Direzione didattica statale, Scuola infanzia e Scuola primaria don Luigi Giussani: seicento studenti. La prima in Italia a essere intitolata allo «straordinario protagonista della vita civile e religiosa del nostro tempo», come ha sottolineato il sindaco della città Pietro Celani, a questo «sacerdote grande educatore», come gli ha fatto eco il vescovo Silvano Montevecchi un attimo prima che due scolari scoprissero la targa affissa all’esterno dello stabile.
È accaduto venerdì 15 dicembre. Dinanzi ai cancelli c’era tanta gente: i genitori degli allievi, gli insegnanti, la dirigente scolastica Agnese Ivana Sandrin, il Sindaco, il Vescovo, il prefetto Alberto Cifelli, il questore Giuseppe Dimastrogiovanni, il colonnello dei Carabinieri Sante De Pasquale, il presidente della Fondazione Carisap Vincenzo Marini Marini, personaggi con ruoli diversi ritrovatisi per testimoniare la vicinanza delle istituzioni e del territorio. Molti di costoro hanno lavorato perché il nome di don Giussani contrassegnasse la scuola e il suo metodo di insegnamento.

Potenza educativa
Un iter burocratico complesso, avviato con determinazione dalla dirigente Sandrin, accolto dal Comune all’interno del progetto “Intitola la tua scuola”, favorito dalla Prefettura con una deroga (ci sarebbero altrimenti occorsi dieci anni dalla morte di don Giussani). Una scuola, una città, un territorio insieme che, dicendo sì a quel nome, ne hanno riconosciuto tutta la potenza educativa adatta proprio ad affrontare le molteplicità delle culture e delle espressioni presenti. «La nostra scuola - ha ricordato la Sandrin, il vero motore dell’iniziativa - non poteva essere intitolata a un nome qualsiasi anche se locale, con la funzione di un ricordo; interessava un testimone che desse senso dinamico alla nostra azione, non come autocelebrazione del passato, ma come prospettiva del futuro». Già da due anni l’idea di intitolare il complesso scolastico di Monticelli era stata inserita nel Piano offerta formativa, poi l’Appello sull’educazione degli intellettuali italiani nel 2005 ha fatto sì che il nome di don Giussani venisse introdotto nella scuola. E accettato. «È accaduta una specie di maturità del tempo nella mia scuola, una concomitanza di esperienze come se avessimo prodotto una trama, un sottile intreccio di tante situazioni e idee unite da un filo conduttore, che alla fine cercavano di annodarsi a un senso compiuto approdando al nome di don Luigi Giussani».

Passione per la vita
Venerdì 15 ad Ascoli c’era anche chi di Giussani ha raccolto l’eredità, don Julián Carrón, presidente della Fraternità di CL. Nell’aula magna, dinanzi a una gremita platea di genitori a cui ha parlato dell’educazione come proposta alla ragione e alla libertà, Carrón si è detto «commosso di questo evento, segno di una passione per la vita dei ragazzi». Una passione riscontrabile anche visivamente: il logo dell’istituto sintetizza: «Una scuola per la persona»; su una parete campeggia un quadro con accanto la scritta: «Educazione è l’introduzione alla realtà totale»; in alto c’è uno striscione che recita: «Tutto mi sta a cuore»… cercare, conoscere, capire…; nel corridoio c’è il Matisse dell’uomo che cerca l’infinito e una grande foto di don Giussani. La passione è anche il coro di voci bianche che, diretto dal maestro Mario Giorgi, ha accolto Carrón con Povera voce, per poi salutarlo con una ninna nanna andalusa.
«Giussani portava al liceo Berchet un grammofono e dei dischi - ha ricordato Carrón - perché la musica è un’introduzione alla bellezza, e la bellezza ci trascina e trasmette un significato». L’ispettrice Teresa Mircoli, presente in rappresentanza dell’Ufficio scolastico regionale, ha ribadito l’urgenza di una proposta educativa nelle scuole, come quella di don Giussani, per fugare «l’incertezza dei nostri giorni».
Una proposta che amalgama ragione ed esperienza. Da Ascoli, un esempio. Dal cielo, un sorriso.

[da Tracce, gennaio 2007 pp. 30 ss]

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